Cruelty free, un marchio da sostenere

Buongiorno ragazzi, oggi sono tornata per parlarvi della mia più grande passione: gli animali. L’anno scorso ho avuto modo di accudire Masha, un meraviglioso incrocio beagle salvato dalla strada. Masha aveva solo cinque mesi, eppure sembrava che avesse già un pesante trascorso. Ricordo che non accettava il cibo che le veniva offerto, penso che non avesse fiducia per nessun essere umano, tanto che non si faceva né toccare né avvicinare, in particolare dagli uomini. Ricordo anche che era terrorizzata dagli ombrelli, quindi potete solo immaginare quale impresa fosse portarla a spasso quando fuori c’era la pioggia.

All’inizio era davvero difficile, perché non avevo la più pallida idea di cosa e come fare, ma penso che, insistendo con pazienza e perseveranza, lei abbia finalmente capito che non sarei mai stata capace di farle del male intenzionalmente.  

Fortunatamente col tempo questa fobia è stata superata, la piccola Masha ha praticamente sterminato tutti gli ombrelli presenti in casa e questo l’ha resa più forte. Insomma, come ben potete comprendere, prendersi cura di un animale che ha vissuto per la strada non è mai facile e per questo l’anno scorso ho deciso di cominciare ad utilizzare prodotti a marchio “Cruelty free”. Questa etichetta ci dice che i prodotti ed i loro ingredienti non vengono testati sugli animali.

Il termine cruelty free è stato usato per la prima volta dall’inglese Lady Downing nel 1959 , che nel 1963 ha addirittura creato un’azienda a questo dedicata, che ancora oggi produce cosmetici vegani con il marchio Beauty Without Cruelty.

L’ 11 marzo 2013 in Europa è entrato in vigore il divieto totale alla pratica dei test su animali nella produzione di cosmetici: queste pratiche erano infatti molto invasive per le cavie e quasi sempre letali.

Questo importante traguardo è stato raggiunto dopo anni e anni di battaglia, ma la battaglia non è ancora vinta. Al giorno d’oggi, infatti, i metodi alternativi che coprano tutti i test necessari per mettere in commercio un nuovo prodotto ancora scarseggiano, e questo richiede che le imprese si impegnino a trovare nuovi sistemi.

I test impiegati nella cosmesi vengono poi utilizzati anche in altri ambiti, mentre il divieto all’utilizzo di cavie vive risulta pienamente applicabile solo se gli ingredienti sono creati appositamente per essere usati in un cosmetico.  

Se, quindi, una nuova sostanza viene creata per utilizzi diversi, per esempio in un detersivo o una vernice, è possibile che questa sia ancora testata su animali, e questa, in un secondo tempo, potrà addirittura essere usata in un cosmetico. Insomma, si potrebbe tornare al punto di partenza.

allure.com

Avrete compreso che la transizione non avviene da un giorno all’altro, e che, di sicuro, c’è ancora spazio per migliorare!

Voi che ne dite? Siete soddisfatti di quanto già fatto o volete andare oltre?

Janine

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