Kaeru, la rana

Kaeru, la rana. Quante facce …

Chi ha avuto la pazienza di leggerci, già sa perché abbiamo scelto Kaeru e Ki come nostri alter ego nel viaggio che abbiamo iniziato. In effetti, proprio la rana rappresenta un curioso esempio di come la vita possa talvolta riservare incontri inaspettati, divertenti ed anche positivi, a patto di saperne cogliere la reale natura. Chi si faccia distrarre dal suo aspetto esterno o dallo stile di vita che conduce, tra acque stagnanti e sottoboschi oscuri, rischia quindi di perdersi la sua vera natura.

Intanto, sono un esempio di resilienza, abituate come sono ad una doppia vita, e poi sono un esempio di come non sia opportuno sottovalutare l’aspetto delle cose … e delle persone. Lo sapete che l’essere più velenoso al mondo è una piccola rana dagli occhi rossi che sembra uscita da un cartone animato per bambini ?

In realtà, nella loro vita le rane passano attraverso una gran bella dose di trasformazione, tra acqua e terra: sono simbolo di metamorfosi, adattabilità, transizione e, ovviamente,  trasformazione. Sono un portafortuna per tutti quei momenti nella vita in cui si attraversa, o si ha bisogno, di un cambiamento. Se c’è cambiamento c’è opportunità, e le rane possono essere un buon viatico.

Se poi scaviamo un po’, arrivano addirittura gli sciamani: per loro la rana è uno spirito guida, dal nostro mondo ordinario verso altri mondi straordinari, il mondo di sopra, di sotto, dei sogni.

La rana in grado di comunicare con loro, ma anche con il nostro mondo dei sogni più privati, il nostro potere e la nostra bellezza più nascosti. Tutto questo fa delle rane un portafortuna fantastico per le lingue, le opportunità sociali e la conoscenza in generale.

Le rane, poi,  sono strettamente connesse all’acqua: di qui, fin dai tempi più antichi, derivano la loro affinità con fatti come la purificazione e la guarigione, ma anche con i riti di passaggio, quali nascita, morte e rinascita. E non dimentichiamo che nascita ed acqua significano insieme anche creatività, prosperità, abbondanza.

Per gli antichi Egizi la dea Heket aveva la testa di rana, ed era patrona di parti, prosperità e abbondanza. Una dea benevola, insomma, mentre in Cina ancora oggi la rana è un portafortuna. 

In Giappone il suo nome significa anche “ritorno”, e la cosa ne fa l’amuleto perfetto per i viaggiatori. Pare che una piccola ranocchia di giada nel portafogli assicuri abbondanza e protegga dai furti.

Nell’antica Roma le rane erano sacre addirittura ad Afrodite, simbolo di bellezza e seduzione, ma anche per i primi Cristiani la rana era in origine un simbolo della Santa Trinità, grazie ai tre stadi di trasformazione che attraversa.

Che ne dite ? Ne avete abbastanza ? Mai sottovalutare le rane (ed i rospi …)

E fateci sapere cosa ne pensate: ad ognuno la rana che si merita.

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