Due ruote non salveranno il mondo, … ma in città ti possono aiutare

Si parla tanto, oggi, di mobilità sostenibile. Di come conciliare l’ormai indiscutibile esigenza di ciascuno di noi a potersi spostare in piena libertà  con il dovere, che ci viene ormai ricordato da tutte le parti, di farlo in maniera da non asfaltare, insieme con le strade, anche il nostro futuro su questa terra.

Sono di questi giorni le polemiche che l’uso dei monopattini elettrici ha innescato in molte città italiane. Così, tra solerzia poliziesca, burocrazia italica ed anche un bel po’ di maleducazione, rischiamo di perdere di vista la ragione vera per la quale questi marchingegni moderni dovrebbero essere presi sul serio.

Non sono solo un divertimento, i monopattini elettrici (anche se andare su quella roba è divertente davvero), ma sono anche, e soprattutto, la risposta moderna ad una esigenza reale, quella di spostarsi nelle aree urbane, ad una velocità accettabile e senza fare troppa fatica ma anche senza più pesare sul faticoso bilancio ambientale che affligge le nostre aree urbane. E, badate bene, non solo le classiche grandi città, ma anche i centri di dimensioni medio piccole, che spesso, ormai, sono inquinati come e più di loro.

Eppure, a ben pensarci, un modo per spostarsi velocemente e con poca fatica, senza inquinare e senza spendere, esiste da secoli. Forse non è così wow come i monopattini, ma per almeno 30 anni ha costituito il principale modo che tutti usavano per spostarsi, in tanti casi il solo che potevano permettersi.

Era passato di moda, travolto dalla mania dell’automobile e del parcheggio selvaggio, ma oggi sta tornando e, con un certo garbo, sta riconquistando il favore di tanta gente, attratta dalla sua semplicità , dalla sua economicità intrinseca e, questo non guasta mai, dalla buona immagine che ormai lo caratterizza.

Stiamo ovviamente parlando della bicicletta, un modo semplice, economico e davvero furbo per affrontare il tema della mobilità urbana. Non le lunghe trasferte extraurbane, ovviamente, che lasciamo agli appassionati di ciclismo disposti a faticare per ore sulle strade ed a spendere migliaia di euro per un modello al top, ma i normali spostamenti che ognuno di noi si trova ad affrontare quotidianamente con una semplice bicicletta da passeggio, neanche tanto nuova. Anche solo per andare in centro, o in ufficio, o andare a trovare amici o parenti.

Pensateci: quando mai, in città, chiusi dentro la vostra auto tra code e semafori, vi trovate a fare più di 6 o 7 km filati senza una sosta o un appuntamento ? Considerate, allora, che una normalissima bicicletta, condotta senza fretta (e senza faticare) da uno qualunque di noi, viaggia , a seconda della lena che ci mettete, ad una velocità di 15 – 18 km/h. Questo, più o meno, significa che, a percorre quella distanza, non ci si mette più di 20/25 minuti.

Ci mettereste di meno, in macchina ? Forse sì, ma poi dovete mettere in conto il tempo perso per cercare parcheggio, o quello che perderete per trovare la macchinetta del parchimetro. Senza contare che nelle ZTL urbane ormai si entra solo più ad ore fisse, che in molte città la cosa ha un costo … e che i Vigili Urbani sono sempre dietro l’angolo. Un problema, questo, che sta ormai coinvolgendo anche i fantastici monopattini che, dopo una breve estate di gloria, sono oggi nel mirino di molte forze dell’ordine. Liberi di circolare solo nelle zone 30 km/h, obbligati a dotarsi di luci, freni seri, caschi e chi più ne ha più ne metta.

Niente di tutto questo, ad oggi, minaccia le biciclette, che, anzi, vengono considerate un soggetto da proteggere, al quale riservare spazi e corsie di marcia e da guardare, insomma, con una certa benevolenza.

Giusto non approfittarne con comportamenti spericolati o, peggio, maleducati, ma perché non trarre vantaggio da tutto questo ?

E, se vogliamo metterla sul piano della salute, sappiate che muoversi in bicicletta fa pure bene. Ci fa consumare la giusta energia senza gli sforzi ed i microtraumi tipici di altre attività fisiche, ci consente di fare movimento all’aria aperta e persino di trasportare pesi senza gravare sulla nostra povera schiena.

Pedalare un’oretta, giusto il tempo che ci vuole per andare in centro e tornare a casa, ci fa consumare dalle 500 alle 800 kCal. Questo, senza fare grande fatica, prendendo un po’ d’aria buona e, magari, divertendoci pure. Ah, ovviamente senza doversi travestire per forza da atleti ma andando in giro vestiti normalmente, persino con i tacchi o la cravatta. E il computer d’ordinanza comodamente appoggiato nel cestino davanti a noi.

Come vedete, usare la bicicletta può davvero rappresentare un’alternativa concreta ed intelligente per spostarsi in città. Non richiede requisiti particolari, ne’ alcuna seria predisposizione allo sport, ma soltanto la capacità, o la voglia, di mettere da parte qualche vecchio stereotipo e schemi mentali sulla via del tramonto.

Non è faticoso, non è da fanatici, non è pericoloso. Solo, è da affrontare con il giusto entusiasmo, un po’ di prudenza ed il rispetto per gli atri.

E poi, non dimenticate quello che mi ha detto una volta uno che ho incontrato andando in giro per le campagne intorno alla mia città.

Chi va in bici, non invecchia.

Provare per credere …

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